Lunedì, 18 Dicembre, 2017

2001 GYORGY SZABÓ PDF Stampa E-mail

Alessandro Consonni, nato a Monza (1954), città storica vicina a Milano, è cresciuto in un ambiente familiare ricco di stimoli artistici.

Così presto ha cominciato a dipingere, poi ottiene il diploma d’arte, e già nel 1969 il Premio “Belgirate – Le Stelle”, il suo primo riconoscimento importante.
Quella provincia nord-italiana, la Lombardia, è piena di bellezze naturali, e lui, fortunatamente, presto si arricchisce non soltanto del dono umano del senso meditativo per scoprire ed accogliere le impressioni poetiche offerte dal paesaggio, ma anche il modo di esprimerle, in uno stile aratteristicamente personale, come possiamo costatare conoscendo i suoi quadri realizzati per questa mostra a Balatonfüred, in onore del centenario di Salvatore Quasimodo.

Queste opere sono tutte del 2001, quasi introducendo così e rappresentando il nuovo (terzo) millennio ora cominciato: esse segnalano in modo unico una visione ed una espressione libera, imparata dai predecessori, non inserendosi però nelle tendenze avanguardistiche (cioè storiche) del Novecento, quando tante scuole seguirono i manifesti di gruppi creativi, per oltrepassare i limiti della pittura figurale, o scegliendo i metodi del
simultaneismo e dinamismo futurista (se vogliamo citare una variazione esplicitamente italiana).

Consonni non segue neanche il simbolismo o impressionismo francese tanto di successo, o la pittura analitica cubista e i tentativi astratti (cominciati dai russi) per esprimere l’animo individuale che è sbocciato poi in un automatismo informale, dove talvolta anche l’accidentalità ha ruolo, p.es. gli americani, secondo la legge dell’annullamento della personalità, seguendo invece il corso del colore spontaneo.

Non vogliamo enumerare tutte le variazioni d’avanguardismo, tanto ricco di valore e sorprese, ma indicare soltanto quante tentazioni e quanti esempi si presentarono a lui negli anni dello studio, non parlando dell’ebbrezza della gioia che offrì agli artisti, da secoli, la rappresentazione (quasi fotografica) igurativa, dove la vista è perpetuata in modo perfetto, ottenendo il favore del pubblico.

Sulle opere di Consonni si sentono i segni dell’ereditá moderna, ma soltanto in effetto liberatorio, cioè nel coraggio di esprimersi senza soggezione.
Fa astrazione della veduta, se la sente necessaria, ma non si stacca mai però dalla bellezza della natura che – come veduta – si apre davanti ai suoi occhi e al suo animo fortunatamente contemplativo.
E distribuisce la sua gioia estetica agli spettatori.

La sua pittura così personale, non escludendo però la collettività, perchè la sua lingua è comunicativa, percepibile agli altri, cioè chiara ed avvincente.
Ci chiama alla contemplazione non solo della bellezza della natura ma anche dell’esistenza umana, afferrando il momento in cui ci sentiamo di vivere la formosità offerta nel mondo.


Astratto, ma tra i limiti, individuale, per essere autentico, ma condivisibile perché crede nella fraternità umana.
Ci invita a cercare e trovare insieme – in sua compagnia – il miracolo che è il segreto dell’arte.
Lo spirito dei tempi moderni si rispecchia in quest’opera autentica, perché sincera, che esplora dimensioni e valori assoluti. Ci riferiamo a Leonardo da Vinci, che ha detto una volta: “il pittore che lavora secondo i suoi occhi e la sua abilità rappresentativa, ma senza l’aiuto del suo spirito, è come lo specchio, che tutto rispecchia, che mettono davanti ad esso, ma non sa, cosa vuol essere quello”.

Come si manifesta, Consonni lo sa!
Per questo prende sul serio la sua arte piena di emozioni cui dà forza espressiva con questi vivi colori, con questo spessore, con questa euforia o ironia suggestiva.
E per questo non è lontana da lui la serenità.

 
 
György Szabó
 

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